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Commercio: imprese più forti, ma meno negozi sul territorio. Rischio desertificazione nelle città

Primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia: tra il 2018 e il 2025 gli esercizi al dettaglio calano da 666mila a 570mila (-14,4%), ma aumentano produttività ed efficienza. Fatturato, boom per discount (+101,1%) ed e-commerce (+41,9%). In forte aumento la quota di società di capitali. Il Sud mantiene una maggiore capillarità commerciale, grazie anche a turismo e autoimprenditorialità

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22 luglio 2026Aggiornato al: 22 luglio 2026
Comunicato n.138/2026

Il commercio italiano cambia, si rafforza sul piano economico, aumenta efficienza e produttività, ma perde presenza fisica sul territorio. Tra il 2018 e il 2025, infatti, il numero complessivo delle unità locali del commercio al dettaglio è passato da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%. Il calo riguarda soprattutto gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). Allo stesso tempo, però, gli addetti diminuiscono con intensità molto minore, da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%) e aumenta sensibilmente (dal 12,2% al 17,4%) la quota delle società di capitali nel commercio al dettaglio. Tutti segnali, questi, di una rete più rarefatta ma mediamente più strutturata. Il dato più

Documenti di approfondimento
Rapporto sul Commercio
file-2.docx

 rilevante riguarda le performance economiche: il fatturato complessivo del commercio al dettaglio sale da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato per addetto passa da 172mila a 220mila euro (+27,9%), un risultato che

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Le trasformazioni strutturali del commercio al dettaglio 2018-2025

Merita particolare attenzione il calo delle unità locali che si osserva su tutto il territorio nazionale da oltre un decennio e che, negli ultimi anni, sembra essersi ulteriormente accentuato (tab. 1). Il fenomeno interessa la maggior parte dei segmenti del commercio, con poche eccezioni, ed emerge con particolare evidenza nel comparto degli esercizi specializzati, che registra una contrazione tra il 2018 e il 2025 del 14,3%, e nel commercio ambulante (-27,3%). Si tratta di una dinamica che colpisce soprattutto le attività di piccole dimensioni e a forte radicamento territoriale, come i piccoli negozi alimentari (-17,9%) e gli esercizi dedicati ai consumi culturali e ricreativi (-21,9%). Tra le poche eccezioni spiccano le farmacie (+4,2%), sostenute dalla natura meno elastica della domanda e dall'ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi per la salute e la cura della persona.

Tab. 1 - Unità locali del commercio al dettaglio in Italia

 20182025quota % 2025var. %
esercizi non specializzati59.80254.7089,6-8,5
 - ipermercati 1.2051.2240,21,6
 - supermercati 16.63316.0272,8-3,6
 - discount di alimentari 3.8614.1450,77,4
 - minimercati26.84722.0433,9-17,9
 - grandi magazzini ed empori9.0289.1301,61,1
 - grandi superfici tecnologia2.2282.1390,4-4,0
esercizi specializzati496.701425.87474,7-14,3
 - piccoli negozi alimentari92.58375.98213,3-17,9
 - carburanti e tabacchi47.19944.0077,7-6,8
 - piccoli negozi ICT13.94013.0522,3-6,4
 - prodotti casa e persona71.83761.08710,7-15,0
 - articoli culturali e ricreativi41.38232.3365,7-21,9
 - abbigliamento, calzature, gioiellerie e altro202.938171.45030,1-15,5
 - farmacie26.82227.9594,94,2
totale commercio al dettaglio in sede fissa556.503480.58284,3-13,6
ambulanti85.97662.47711,0-27,3
e-commerce, porta a porta, distributori automatici24.00027.2544,813,6
totale commercio al dettaglio666.479570.313100,0-14,4

La diminuzione di attività quali edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali, penalizzate anche dalla crescente digitalizzazione dei consumi culturali e ricreativi, deve destare preoccupazione in quanto determina un impoverimento del tessuto urbano. Si tratta infatti di esercizi che, oltre alla loro funzione economica, svolgono un importante ruolo sociale e relazionale, contribuendo alla vitalità dei quartieri. Sono soprattutto le categorie più fragili della popolazione – in particolare gli anziani, le persone con ridotta mobilità e i residenti delle aree interne – a risentire maggiormente della scomparsa dei negozi di vicinato, dai quali dipende una parte significativa della possibilità di accedere autonomamente ai beni e servizi essenziali.

Il processo di riduzione delle unità locali coinvolge anche gli esercizi non specializzati, sebbene con dinamiche eterogenee a seconda del formato distributivo. Ad esempio, negli ultimi sette anni, i minimercati hanno registrato una marcata contrazione (-17,9%), mentre i discount hanno evidenziato una crescita significativa (+7,4%). Queste dinamiche sono coerenti con una crescente attenzione delle famiglie alla ricerca del risparmio in un contesto caratterizzato da un forte incremento dei prezzi: tra il 2018 e il 2025 l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 19,8%, come conseguenza di un susseguirsi di crisi internazionali che hanno alimentato forti pressioni inflazionistiche, sostenute in larga misura dall'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime.

L’analisi della dinamica degli addetti offre ulteriori elementi di riflessione e contribuisce a delineare un quadro più articolato delle trasformazioni in atto nel commercio al dettaglio (tab. 2).

Tab. 2 - Addetti del commercio al dettaglio in Italia

 20182025quota % 2025var. %
esercizi non specializzati492.199512.49727,44,1
 - ipermercati 97.67785.7014,6-12,3
 - supermercati 222.911241.46412,98,3
 - discount di alimentari 36.03954.4922,951,2
 - minimercati73.26166.1973,5-9,6
 - grandi magazzini ed empori43.05743.7992,31,7
 - grandi superfici tecnologia19.25420.8451,18,3
esercizi specializzati1.242.5761.212.29264,8-2,4
 - piccoli negozi alimentari185.895172.8159,2-7,0
 - carburanti e tabacchi113.22593.8015,0-17,2
 - piccoli negozi ICT34.50530.8131,6-10,7
 - prodotti casa e persona202.687196.00110,5-3,3
 - articoli culturali e ricreativi91.73287.0504,7-5,1
- abbigliamento, calzature, gioiellerie e altro507.645524.78928,03,4
- farmacie106.886107.0245,70,1
totale commercio al dettaglio in sede fissa1.734.7751.724.79092,2-0,6
ambulanti112.04383.6664,5-25,3
e-commerce, porta a porta, distributori automatici58.05362.6493,37,9
totale commercio al dettaglio1.904.8711.871.104100,0-1,8

Il calo delle unità locali, infatti, non si traduce necessariamente in una contrazione dell’occupazione complessiva; al contrario, in diversi comparti si osserva una crescita degli addetti nonostante il calo dei punti vendita. È quanto emerge, ad esempio, nel caso dei supermercati e delle grandi superfici di vendita di articoli tecnologici, che tra il 2018 e il 2025 registrano un incremento degli addetti pari all’8,3%. Analogamente, anche nel segmento degli esercizi specializzati i negozi di abbigliamento, calzature, gioielleria e altre categorie affini mostrano una dinamica occupazionale positiva (+3,4%), pur in presenza di una riduzione del numero complessivo di punti vendita. Ciò conferma come la razionalizzazione della rete distributiva non implichi necessariamente una perdita di capacità occupazionale, ma piuttosto una sua riallocazione verso operatori più strutturati.

L’osservazione congiunta delle variazioni delle unità locali e degli addetti consente quindi di cogliere più efficacemente le trasformazioni strutturali in atto nel sistema distributivo. In particolare, emerge una diffusa tendenza all'aumento della dimensione media dei punti vendita, come evidenzia la crescita del numero medio di addetti per unità locale (tab. 3). I dati mostrano come l’aumento del rapporto sia particolarmente pronunciato proprio nei comparti che hanno registrato le contrazioni più significative del numero di unità locali. Tra gli esercizi specializzati, i piccoli negozi alimentari registrano una crescita negli ultimi sette anni degli addetti per unità locale pari al 13,3%, mentre i negozi di articoli culturali e ricreativi raggiungono un incremento del 21,4%. Un aumento particolarmente significativo si osserva anche nel comparto dell’abbigliamento, delle calzature e delle gioiellerie, dove l’indicatore cresce del 22,4%.

Tab. 3 - Addetti per unità locale del commercio al dettaglio in Italia

 20182025var. %
esercizi non specializzati8,29,413,8
 - ipermercati 81,170,0-13,6
 - supermercati 13,415,112,4
 - discount di alimentari 9,313,140,8
 - minimercati2,73,010,0
 - grandi magazzini ed empori4,84,80,6
 - grandi superfici tecnologia8,69,712,8
esercizi specializzati2,52,813,8
 - piccoli negozi alimentari2,02,313,3
 - carburanti e tabacchi2,42,1-11,1
 - piccoli negozi ICT2,52,4-4,6
 - prodotti casa e persona2,83,213,7
 - articoli culturali e ricreativi2,22,721,4
 - abbigliamento, calzature, gioiellerie e altro2,53,122,4
 - farmacie4,03,8-3,9
totale commercio al dettaglio in sede fissa3,13,615,1
ambulanti1,31,32,8
e-commerce, porta a porta, distributori automatici2,42,3-5,0
totale commercio al dettaglio2,93,314,8

In tale contesto di generale incremento della scala operativa dei punti vendita, le principali eccezioni sono rappresentate dal comparto dei carburanti e tabacchi (-11,1% addetti per unità locale) e dagli ipermercati, che evidenziano una riduzione della dimensione media dei punti vendita (‑13,6%).

Quest'ultimo caso risulta particolarmente significativo, poiché testimonia il progressivo ridimensionamento del modello distributivo fondato sulle grandissime superfici di vendita, sempre meno in grado di rispondere alle esigenze di prossimità dei consumatori anche in ragione della loro localizzazione, generalmente più distante dai centri urbani. Si tratta di una tendenza che si inserisce in un processo già osservato in diversi Paesi europei, tra cui la Francia, dove il formato ipermercato ha ormai raggiunto una fase di maturità e sta perdendo centralità a favore di formule distributive più flessibili e maggiormente orientate alla prossimità.

Nel loro insieme, queste evidenze suggeriscono che il commercio stia reagendo ai profondi cambiamenti in atto attraverso un processo di razionalizzazione e consolidamento dell’offerta commerciale. Pur in presenza di una contrazione della rete distributiva tradizionale in alcuni comparti, l’aumento della dimensione media dei punti vendita e la relativa tenuta dell’occupazione, testimoniano una capacità di risposta del settore che si adatta alle mutate condizioni di mercato, caratterizzate da nuove modalità di consumo, crescente integrazione tra canali fisici e digitali e necessità di raggiungere economie di scala.

Ulteriori elementi a sostegno di questa interpretazione emergono dall’analisi degli assetti proprietari e organizzativi delle imprese commerciali. In particolare, l’evoluzione delle forme giuridiche mostra una progressiva crescita del peso delle società di capitali all’interno del commercio al dettaglio. Se nel 2018 queste rappresentavano il 12,2% del totale delle imprese del settore, nel 2025 la loro incidenza è salita al 17,4%, riflettendo una trasformazione degli assetti organizzativi delle imprese commerciali, orientati verso forme di gestione più strutturate e una maggiore capacità di reperire risorse finanziarie.

La capacità di adattamento del commercio al dettaglio emerge con evidenza anche dall’analisi dell’andamento del fatturato (tab 4). Numerosi comparti mostrano infatti una crescita significativa dei ricavi, a conferma dell’esistenza di spazi di sviluppo per le imprese in grado di intercettare l’evoluzione della domanda e dei modelli di consumo.

Tra gli esercizi specializzati si distinguono in particolare le farmacie, che tra il 2018 e il 2025 registrano un incremento del fatturato del 43,5%, seguite dai negozi di prodotti per la casa e la persona (+28,0%) e dagli esercizi specializzati nella vendita di prodotti ICT (+25,5%). Sebbene tali variazioni siano espresse a valori correnti, il confronto con l’andamento dei prezzi al consumo (IPC) evidenzia come in tutti questi comparti la crescita del fatturato sia stata superiore all’inflazione.

In particolare, l’espansione delle farmacie si inserisce nel più ampio rafforzamento della domanda di prodotti e servizi legati alla salute e al benessere, che questi esercizi hanno saputo intercettare ampliando progressivamente l’offerta con prodotti per la cura della persona, integratori, cosmetici, articoli per l’infanzia, dispositivi medici e alimenti speciali. Analogamente, il buon andamento dei piccoli negozi specializzati nella vendita di prodotti ICT testimonia come la diffusione delle tecnologie digitali continui a rappresentare un importante motore di sviluppo per il commercio specializzato.

Tab. 4 - Fatturato delle imprese del commercio al dettaglio in Italia

miliardi di euro

 20182025quota % 2025var. %IPC var. % 2018-2025
esercizi non specializzati120,8150,036,524,2 
 - ipermercati 28,225,86,3-8,422,1
 - supermercati 52,263,915,622,422,1
 - discount di alimentari 17,735,58,7101,128,6
 - minimercati8,19,02,212,328,6
 - grandi magazzini ed empori7,57,81,94,58,9
 - grandi superfici tecnologia7,27,91,99,6-25,4
esercizi specializzati186,0234,857,226,3 
 - piccoli negozi alimentari17,422,35,428,428,6
 - carburanti e tabacchi37,947,211,524,610,4
 - piccoli negozi ICT4,55,71,425,5-43,1
 - prodotti casa e persona28,136,08,828,014,6
 - articoli culturali e ricreativi11,310,22,5-9,811,0
 - abbigliamento, calzature, gioiellerie e altro63,079,319,326,012,5
 - farmacie23,834,18,343,54,2
totale commercio al dettaglio in sede fissa306,8384,993,725,522,1
ambulanti4,63,90,9-14,922,1
e-commerce, porta a porta, distributori automatici15,522,05,441,922,1
totale commercio al dettaglio326,8410,7100,025,722,1
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Il nuovo Accordo prevede obbligatoriamente una verifica di apprendimento per tutti i corsi di formazione. Nel caso dei corsi per lavoratori, il nuovo Accordo prevede una verifica di apprendimento svolta mediante test a risposta multipla che viene considerato superato quando il partecipante ha risposto correttamente ad almeno il 70% delle domande. Ovviamente, la verifica non è considerata superata quando il partecipante non risponde correttamente ad almeno il 70% delle domande e pertanto, in tal caso, non potrà essere emesso alcun attestato di frequenza al corso svolto.

Fonte: Liferay

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