Introduzione e sintesi dei principali risultati
Con questo primo Rapporto sul Commercio si vuole allargare lo sguardo dalla nati-mortalità dei negozi di prossimità – che nelle città italiane resta un tema scottante e irrisolto, seppure oggetto di nobili propositi e qualche iniziativa meritevole di attenzione – al mondo della distribuzione più in generale, con particolare focalizzazione sulle performance economiche del settore.
Con questo primo Rapporto sul Commercio si vuole allargare lo sguardo dalla nati-mortalità dei negozi di prossimità – che nelle città italiane resta un tema scottante e irrisolto, seppure oggetto di nobili propositi e qualche iniziativa meritevole di attenzione – al mondo della distribuzione più in generale, con particolare focalizzazione sulle performance economiche del settore.
Con il contributo dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne – il Centro Studi delle Camere di Commercio – si offre, in questa nota, una disamina relativa agli ultimi otto anni dei livelli e delle dinamiche dei principali parametri economici del commercio al dettaglio: unità locali, addetti, fatturato e rapporti rilevanti tra queste grandezze. La classificazione adottata per i negozi – formule e formati – è quanto più prossima possibile a quelle standard, presenti nelle statistiche ufficiali e condivise dagli esperti di settore. Marginali adattamenti specifici per i nostri scopi non sconvolgono il quadro statistico. L’Appendice tecnica chiarisce tutti gli aspetti al riguardo.
Il periodo considerato va dal 2018 al 2025, cioè otto anni. Una volta l’avremmo considerato medio periodo. Oggi, date le continue rivoluzioni – la maggior parte vere, alcune presunte o solo mediatiche – costituisce un arco temporale sufficiente per valutare cambiamenti che possiamo immaginare si consolideranno nel futuro prossimo e meno prossimo.
Il Rapporto consta di tre capitoli e di un’Appendice, dopo la presente introduzione: nel primo capitolo si riassume molto sinteticamente l’andamento dei consumi nel lungo periodo e i legami con le mutate caratteristiche della demografia italiana. Il secondo capitolo, il più importante, descrive il commercio al dettaglio in Italia considerando i due estremi temporali, come detto il 2018 e il 2025, periodo così definito dalla disponibilità di dati completi e affidabili. Il terzo capitolo declina su base regionale le principali evidenze quantitative del settore distributivo. L’Appendice descrive e chiarisce assunzioni e classificazioni utilizzate nell’analisi presentata nel Rapporto.
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I consumi negli ultimi trent’anni hanno subito modificazioni tali che, sia detto, con franchezza, sebbene ricadano sotto lo stesso nome, non appaiono per nulla omogenei nel 1995 e nel 2025. Per esempio, è consuetudine parlare di consumi alimentari e di osservarne l’evoluzione nel tempo. In realtà, trent’anni fa i consumi alimentari non avevano quasi nulla a che fare con ciò che acquistiamo e utilizziamo oggi per mangiare. Nel primo capitolo c’è qualche interessante riflessione su questo. Si pensi ai piatti pronti e al contenuto di servizio: la demografia ha molto a che fare con queste modificazioni. Le famiglie di 5 o più componenti erano lx% alla fine dello scorso millennio, oggi sono soltanto lo z%. L’età media cresce, la popolazione invecchia: non per questo le esigenze diminuiscono, anzi. Uno dei principali attrattori dei consumi è proprio il benessere: dalla cosmesi al salutismo nell’alimentazione. Su tutto c’è e governa la richiesta di servizio personalizzato. Si chiama terziarizzazione: le persone vogliono soluzioni e sono disposte a spendere per acquistare competenze, tempo, cure altrui. Forse neppure di consumi si dovrebbe più parlare.
D’altra parte, qualche riscontro quantitativo è pur sempre necessario. Nella versione di “spesa per consumi” o “spesa delle famiglie” o semplicemente “spesa” si può accettare di abbandonare la sociologia per abbracciare l’economia. D’altra parte, la principale componente del PIL italiano (e di quello di tutti i paesi del mondo, avanzati o meno) sono proprio i consumi. E proprio dalla dinamica di questi si leggono le difficoltà strutturali in cui si dibatte da alcuni decenni la nostra economia: nel 2025 non abbiamo ripreso i consumi pro capite del 2007, mentre allora avevamo superato i livelli del 1995 di ben l’e%. qualcosa sulla composizione e un’altra battuta….
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Parlando di commercio, specialmente di commercio al dettaglio, si deve subito affrontare un pregiudizio alimentato dai media sul ritardo produttivo che lo caratterizzerebbe, sulla marginalità di questo importante settore del terziario, sulle scarse prospettive di sviluppare innovazione e produttività. Ebbene, come si dimostrerà facilmente, tutto ciò è semplicemente falso.
Prima di riassumere i risultati sul commercio al dettaglio in Italia nel periodo 2018-2025, descritti con dovizia di particolari nel capitolo secondo e tema centrale del presente Rapporto, si guardi all’evoluzione del valore aggiunto, delle unità standard di lavoro e della produttività del lavoro (il rapporto tra le prime due grandezze) nel complesso del commercio (ingrosso incluso) in un periodo molto lungo (dal 1995 al 2025; tab. A).
Bastano pochi numeri (di fonte ufficiale, naturalmente) per chiarire che il commercio, al dettaglio e all’ingrosso, è orientato alla ricerca di efficienza: una ricerca coronata certamente di successo se, a fronte di una marginale riduzione dell’occupazione (-100mila unità in trent’anni), il prodotto medio per addetto è cresciuto nel periodo di oltre il 61%, contro una variazione pari al 5,4% dei servizi e l’8,7% del totale economia (tab. A, ultima colonna, terzo panel). Tanto basta per rispedire al mittente accuse varie e confuse di scarso dinamismo. Anzi, se il dato per l’intera economia riassume la malattia strutturale da bassa crescita (+0,3% il tasso medio annuo a capitalizzazione composta) che, appunto, attanaglia il sistema economico nella sua interezza, possiamo affermare che il commercio se ne distanzia totalmente. Quella malattia non ha afflitto il commercio.
Tab. A – Servizi, commercio, economia: valore aggiunto reale, occupazione, produttività del lavoro negli ultimi trent’anni in Italia
| 1995 | 2025 | 2025/1995 | ||
| var. ass. | var. % | |||
| valore aggiunto ai prezzi base – miliardi di euro in valori concatenati 2025 | ||||
| servizi | 1.085 | 1.457 | 372 | 34,2 |
| di cui: commercio | 146 | 228 | 82 | 56,5 |
| totale economia | 1.613 | 2.015 | 402 | 24,9 |
| unità standard di lavoro (000) | ||||
| servizi | 14.664 | 18.679 | 4.015 | 27,4 |
| di cui: commercio | 3.554 | 3.449 | -105 | -3,0 |
| totale economia | 22.162 | 25.473 | 3.311 | 14,9 |
| valore aggiunto per unità standard di lavoro | ||||
| servizi | 74.004 | 77.989 | 3.985 | 5,4 |
| di cui: commercio | 40.947 | 66.041 | 25.094 | 61,3 |
| totale economia | 72.775 | 79.091 | 6.316 | 8,7 |
aggiungere Nota:
In livelli assoluti, dunque, il valore aggiunto per unità standard di lavoro nel commercio si è avvicinato rapidamente alla media dell’economia nell’arco degli ultimi trent’anni. A questi ritmi, tra dieci anni il prodotto medio per lavoratore potrebbe superare il parametro dell’intera economia.
D’altra parte, al netto di visioni pregiudiziali e distorte, nell’esperienza quotidiana si capisce che il commercio è cambiato radicalmente rispetto al passato, anche grazie al contributo dell’e-commerce e alle nuove tecnologie delle comunicazioni e dell’informazione.
È tenendo a mente questi trend, per nulla esauritisi, che possiamo passare all’esame delle dinamiche di formati e performance del commercio al dettaglio negli ultimi sette anni (2018-2025).
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La tabella B riassume – certo, con perdita rilevante di informazioni – le analisi effettuate nel secondo capitolo, nel quale la disaggregazione dei formati è molto più ampia. Qui, la distinzione fondamentale è tra esercizi non specializzati, appartenenti in larghissima prevalenza alla distribuzione moderna, esercizi specializzati, interpreti della prossimità fisica, sociale e culturale, gli ambulanti e, infine, l’e-commerce e altro (un aggregato che include il vending e la distribuzione porta a porta).
Il primo panel riguarda il numero di negozi nei due punti del tempo considerati. Al netto della stabilità degli ipermercati e della crescita dell’e-commerce, tutti gli altri negozi subiscono una forte riduzione della numerica. È l’ineludibile tema della desertificazione commerciale, qui qualificato dall’evidenza che sono i piccoli negozi, appunto gli specializzati, a subire le perdite percentuali più rilevanti. Quindi, il tema del recupero di efficienza del commercio si associa a quello di una diffusa, anche se eterogenea, rarefazione del servizio, specialmente nei centri storici delle città. In sostanza, questi due fenomeni potrebbero essere letti come un consolidamento al ribasso della distribuzione commerciale: ci saranno sempre meno piccoli negozi, ma ciascuno più efficiente di prima.
Infatti, confrontando la variazione percentuale del numero di unità locali con quelle relative agli addetti formato per formato (secondo panel, in alto a destra della tabella B), si evince che ciascun negozio tende a ingrandirsi, cioè ad avere mediamente un maggior numero di addetti, salvo nel caso degli ipermercati, formato per il quale si assiste a un progressivo abbandono delle taglie più grandi (aumentano le unità locali e diminuiscono gli addetti). Nel complesso, al -14,4% della variazione del numero di negozi, corrisponde soltanto un -1,8% degli addetti. Crescono i lavoratori nella distribuzione moderna e organizzata, si riducono moderatamente nei piccoli negozi.
Tab. B – Unità locali, addetti e fatturato nei diversi formati del commercio al dettaglio
| unità locali (000) | var. % | addetti (000) | var. % | |||
| 2018 | 2025 | 2018 | 2025 | |||
| esercizi non specializzati | 59,8 | 54,7 | -8,5 | 492,2 | 512,5 | 4,1 |
| – ipermercati | 1,2 | 1,2 | 1,6 | 97,7 | 85,7 | -12,3 |
| esercizi specializzati | 496,7 | 425,9 | -14,3 | 1.242,6 | 1.212,3 | -2,4 |
| – piccoli negozi alimentari | 92,6 | 76,0 | -17,9 | 185,9 | 172,8 | -7,0 |
| totale sede fissa | 556,5 | 480,6 | -13,6 | 1.734,8 | 1.724,8 | -0,6 |
| ambulanti | 86,0 | 62,5 | -27,3 | 112,0 | 83,7 | -25,3 |
| e-commerce e altro | 24,0 | 27,3 | 13,6 | 58,1 | 62,6 | 7,9 |
| totale commercio al dettaglio | 666,5 | 570,3 | -14,4 | 1.904,9 | 1.871,1 | -1,8 |
| addetti per negozio | var. % | |||||
| esercizi non specializzati | 8,2 | 9,4 | 13,8 | |||
| – ipermercati | 81,1 | 70,0 | -13,6 | |||
| esercizi specializzati | 2,5 | 2,8 | 13,8 | |||
| – piccoli negozi alimentari | 2,0 | 2,3 | 13,3 | |||
| totale sede fissa | 3,1 | 3,6 | 15,1 | |||
| ambulanti | 1,3 | 1,3 | 2,8 | |||
| e-commerce e altro | 2,4 | 2,3 | -5,0 | |||
| totale commercio al dettaglio | 2,9 | 3,3 | 14,8 | |||
| fatturato (miliardi di euro) | var. % | fatturato per addetto (000 euro) | var. % | |||
| esercizi non specializzati | 120,8 | 150,0 | 24,2 | 245 | 293 | 19,3 |
| – ipermercati | 28,2 | 25,8 | -8,4 | 289 | 301 | 4,4 |
| esercizi specializzati | 186,0 | 234,8 | 26,3 | 150 | 194 | 29,4 |
| – piccoli negozi alimentari | 17,4 | 22,3 | 28,4 | 94 | 129 | 38,1 |
| totale sede fissa | 306,8 | 384,9 | 25,5 | 177 | 223 | 26,2 |
| ambulanti | 4,6 | 3,9 | -14,9 | 41 | 46 | 13,9 |
| e-commerce e altro | 15,5 | 22,0 | 41,9 | 267 | 351 | 31,5 |
| totale commercio al dettaglio | 326,8 | 410,7 | 25,7 | 172 | 220 | 27,9 |
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Centro Studi Tagliacarne.




