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Commercio in Italia, Confcom fa il punto

Mercoledì 20 luglio a Roma la presentazione del primo Rapporto di Confcommercio sul commercio in Italia. Insieme al presidente Sangalli interverrà il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

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13 luglio 2026Aggiornato al: 20 luglio 2026

Introduzione e sintesi dei principali risultati

Con questo primo Rapporto sul Commercio si vuole allargare lo sguardo dalla nati-mortalità dei negozi di prossimità – che nelle città italiane resta un tema scottante e irrisolto, seppure oggetto di nobili propositi e qualche iniziativa meritevole di attenzione – al mondo della distribuzione più in generale, con particolare focalizzazione sulle performance economiche del settore.

 

Con questo primo Rapporto sul Commercio si vuole allargare lo sguardo dalla nati-mortalità dei negozi di prossimità – che nelle città italiane resta un tema scottante e irrisolto, seppure oggetto di nobili propositi e qualche iniziativa meritevole di attenzione – al mondo della distribuzione più in generale, con particolare focalizzazione sulle performance economiche del settore.

Con il contributo dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne – il Centro Studi delle Camere di Commercio – si offre, in questa nota, una disamina relativa agli ultimi otto anni dei livelli e delle dinamiche dei principali parametri economici del commercio al dettaglio: unità locali, addetti, fatturato e rapporti rilevanti tra queste grandezze. La classificazione adottata per i negozi – formule e formati – è quanto più prossima possibile a quelle standard, presenti nelle statistiche ufficiali e condivise dagli esperti di settore. Marginali adattamenti specifici per i nostri scopi non sconvolgono il quadro statistico. L’Appendice tecnica chiarisce tutti gli aspetti al riguardo.

Il periodo considerato va dal 2018 al 2025, cioè otto anni. Una volta l’avremmo considerato medio periodo. Oggi, date le continue rivoluzioni – la maggior parte vere, alcune presunte o solo mediatiche – costituisce un arco temporale sufficiente per valutare cambiamenti che possiamo immaginare si consolideranno nel futuro prossimo e meno prossimo.

Il Rapporto consta di tre capitoli e di un’Appendice, dopo la presente introduzione: nel primo capitolo si riassume molto sinteticamente l’andamento dei consumi nel lungo periodo e i legami con le mutate caratteristiche della demografia italiana. Il secondo capitolo, il più importante, descrive il commercio al dettaglio in Italia considerando i due estremi temporali, come detto il 2018 e il 2025, periodo così definito dalla disponibilità di dati completi e affidabili. Il terzo capitolo declina su base regionale le principali evidenze quantitative del settore distributivo. L’Appendice descrive e chiarisce assunzioni e classificazioni utilizzate nell’analisi presentata nel Rapporto.

***

I consumi negli ultimi trent’anni hanno subito modificazioni tali che, sia detto, con franchezza, sebbene ricadano sotto lo stesso nome, non appaiono per nulla omogenei nel 1995 e nel 2025. Per esempio, è consuetudine parlare di consumi alimentari e di osservarne l’evoluzione nel tempo. In realtà, trent’anni fa i consumi alimentari non avevano quasi nulla a che fare con ciò che acquistiamo e utilizziamo oggi per mangiare. Nel primo capitolo c’è qualche interessante riflessione su questo. Si pensi ai piatti pronti e al contenuto di servizio: la demografia ha molto a che fare con queste modificazioni. Le famiglie di 5 o più componenti erano lx% alla fine dello scorso millennio, oggi sono soltanto lo z%. L’età media cresce, la popolazione invecchia: non per questo le esigenze diminuiscono, anzi. Uno dei principali attrattori dei consumi è proprio il benessere: dalla cosmesi al salutismo nell’alimentazione. Su tutto c’è e governa la richiesta di servizio personalizzato. Si chiama terziarizzazione: le persone vogliono soluzioni e sono disposte a spendere per acquistare competenze, tempo, cure altrui. Forse neppure di consumi si dovrebbe più parlare.

D’altra parte, qualche riscontro quantitativo è pur sempre necessario. Nella versione di “spesa per consumi” o “spesa delle famiglie” o semplicemente “spesa” si può accettare di abbandonare la sociologia per abbracciare l’economia. D’altra parte, la principale componente del PIL italiano (e di quello di tutti i paesi del mondo, avanzati o meno) sono proprio i consumi. E proprio dalla dinamica di questi si leggono le difficoltà strutturali in cui si dibatte da alcuni decenni la nostra economia: nel 2025 non abbiamo ripreso i consumi pro capite del 2007, mentre allora avevamo superato i livelli del 1995 di ben l’e%. qualcosa sulla composizione e un’altra battuta….

 

***

 

Parlando di commercio, specialmente di commercio al dettaglio, si deve subito affrontare un pregiudizio alimentato dai media sul ritardo produttivo che lo caratterizzerebbe, sulla marginalità di questo importante settore del terziario, sulle scarse prospettive di sviluppare innovazione e produttività. Ebbene, come si dimostrerà facilmente, tutto ciò è semplicemente falso.

Prima di riassumere i risultati sul commercio al dettaglio in Italia nel periodo 2018-2025, descritti con dovizia di particolari nel capitolo secondo e tema centrale del presente Rapporto, si guardi all’evoluzione del valore aggiunto, delle unità standard di lavoro e della produttività del lavoro (il rapporto tra le prime due grandezze) nel complesso del commercio (ingrosso incluso) in un periodo molto lungo (dal 1995 al 2025; tab. A).

Bastano pochi numeri (di fonte ufficiale, naturalmente) per chiarire che il commercio, al dettaglio e all’ingrosso, è orientato alla ricerca di efficienza: una ricerca coronata certamente di successo se, a fronte di una marginale riduzione dell’occupazione (-100mila unità in trent’anni), il prodotto medio per addetto è cresciuto nel periodo di oltre il 61%, contro una variazione pari al 5,4% dei servizi e l’8,7% del totale economia (tab. A, ultima colonna, terzo panel). Tanto basta per rispedire al mittente accuse varie e confuse di scarso dinamismo. Anzi, se il dato per l’intera economia riassume la malattia strutturale da bassa crescita (+0,3% il tasso medio annuo a capitalizzazione composta) che, appunto, attanaglia il sistema economico nella sua interezza, possiamo affermare che il commercio se ne distanzia totalmente. Quella malattia non ha afflitto il commercio.

 

Tab. A – Servizi, commercio, economia: valore aggiunto reale, occupazione, produttività del lavoro negli ultimi trent’anni in Italia

 199520252025/1995
 var. ass.var. %
valore aggiunto ai prezzi base – miliardi di euro in valori concatenati 2025
servizi1.0851.45737234,2
di cui: commercio1462288256,5
totale economia1.6132.01540224,9
unità standard di lavoro (000)
servizi14.66418.6794.01527,4
di cui: commercio3.5543.449-105-3,0
totale economia22.16225.4733.31114,9
valore aggiunto per unità standard di lavoro
servizi74.00477.9893.9855,4
di cui: commercio40.94766.04125.09461,3
totale economia72.77579.0916.3168,7

aggiungere Nota:

 

In livelli assoluti, dunque, il valore aggiunto per unità standard di lavoro nel commercio si è avvicinato rapidamente alla media dell’economia nell’arco degli ultimi trent’anni. A questi ritmi, tra dieci anni il prodotto medio per lavoratore potrebbe superare il parametro dell’intera economia.

D’altra parte, al netto di visioni pregiudiziali e distorte, nell’esperienza quotidiana si capisce che il commercio è cambiato radicalmente rispetto al passato, anche grazie al contributo dell’e-commerce e alle nuove tecnologie delle comunicazioni e dell’informazione.

È tenendo a mente questi trend, per nulla esauritisi, che possiamo passare all’esame delle dinamiche di formati e performance del commercio al dettaglio negli ultimi sette anni (2018-2025).

 

***

 

La tabella B riassume – certo, con perdita rilevante di informazioni – le analisi effettuate nel secondo capitolo, nel quale la disaggregazione dei formati è molto più ampia. Qui, la distinzione fondamentale è tra esercizi non specializzati, appartenenti in larghissima prevalenza alla distribuzione moderna, esercizi specializzati, interpreti della prossimità fisica, sociale e culturale, gli ambulanti e, infine, l’e-commerce e altro (un aggregato che include il vending e la distribuzione porta a porta).

Il primo panel riguarda il numero di negozi nei due punti del tempo considerati. Al netto della stabilità degli ipermercati e della crescita dell’e-commerce, tutti gli altri negozi subiscono una forte riduzione della numerica. È l’ineludibile tema della desertificazione commerciale, qui qualificato dall’evidenza che sono i piccoli negozi, appunto gli specializzati, a subire le perdite percentuali più rilevanti. Quindi, il tema del recupero di efficienza del commercio si associa a quello di una diffusa, anche se eterogenea, rarefazione del servizio, specialmente nei centri storici delle città. In sostanza, questi due fenomeni potrebbero essere letti come un consolidamento al ribasso della distribuzione commerciale: ci saranno sempre meno piccoli negozi, ma ciascuno più efficiente di prima.

Infatti, confrontando la variazione percentuale del numero di unità locali con quelle relative agli addetti formato per formato (secondo panel, in alto a destra della tabella B), si evince che ciascun negozio tende a ingrandirsi, cioè ad avere mediamente un maggior numero di addetti, salvo nel caso degli ipermercati, formato per il quale si assiste a un progressivo abbandono delle taglie più grandi (aumentano le unità locali e diminuiscono gli addetti). Nel complesso, al -14,4% della variazione del numero di negozi, corrisponde soltanto un -1,8% degli addetti. Crescono i lavoratori nella distribuzione moderna e organizzata, si riducono moderatamente nei piccoli negozi.

 

Tab. B – Unità locali, addetti e fatturato nei diversi formati del commercio al dettaglio

 unità locali (000)var. %addetti (000)var. %
 20182025 20182025 
esercizi non specializzati59,854,7-8,5492,2512,54,1
– ipermercati1,21,21,697,785,7-12,3
esercizi specializzati496,7425,9-14,31.242,61.212,3-2,4
– piccoli negozi alimentari92,676,0-17,9185,9172,8-7,0
totale sede fissa556,5480,6-13,61.734,81.724,8-0,6
ambulanti86,062,5-27,3112,083,7-25,3
e-commerce e altro24,027,313,658,162,67,9
totale commercio al dettaglio666,5570,3-14,41.904,91.871,1-1,8
 addetti per negoziovar. %   
esercizi non specializzati8,29,413,8   
– ipermercati81,170,0-13,6   
esercizi specializzati2,52,813,8   
– piccoli negozi alimentari2,02,313,3   
totale sede fissa3,13,615,1   
ambulanti1,31,32,8   
e-commerce e altro2,42,3-5,0   
totale commercio al dettaglio2,93,314,8   
 fatturato (miliardi di euro)var. %fatturato per addetto (000 euro)var. %
 
esercizi non specializzati120,8150,024,224529319,3
– ipermercati28,225,8-8,42893014,4
esercizi specializzati186,0234,826,315019429,4
– piccoli negozi alimentari17,422,328,49412938,1
totale sede fissa306,8384,925,517722326,2
ambulanti4,63,9-14,9414613,9
e-commerce e altro15,522,041,926735131,5
totale commercio al dettaglio326,8410,725,717222027,9

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Centro Studi Tagliacarne.

 

Multiple diverse hands stacked together symbolizing unity and collaborative team effort.

FAQ

Il nuovo Accordo Stato Regioni sulla formazione sulla sicurezza prevede esplicitamente i casi in cui le verifiche di apprendimento devono essere svolte oltre l’orario minimo previsto per i corsi: in particolare, dovranno essere svolte oltre l’orario del corso le verifiche di apprendimento dei moduli A, B, moduli di specializzazione SP e C, nonché per i corsi per l’abilitazione all’uso delle attrezzature di lavoro.

Fonte: Liferay

La formazione per datore di lavoro è obbligatoria per tutti i datori di lavoro. Se il datore di lavoro vuole svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione (DL SPP) dovrà svolgere anche la formazione specifica prevista dal nuovo Accordo per questo ruolo.

Fonte: Liferay

Materiale aggiuntivo

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Addio a Romano Montroni, maestro dei librai italiani addio-a-romano-montroni-maestro-dei-librai-italiani Da tempo il mondo dei pubblici esercizi è attraversato da un progressivo processo di digitalizzazione che sta trasformando l’intero comparto. Ne è un esempio la crescente diffusione dei sistemi di prenotazione online: i dati Istat sull’utilizzo delle soluzioni Ict nelle imprese con più dieci dipendenti, evidenziano che nel 2025 il 38% dei pubblici esercizi risulta dotato di queste soluzioni - in aumento del 25% rispetto al dato rilevato nel 2023 - che si rivelano strumenti strategici per supportare i ristoratori nella gestione dei tavoli, migliorare la qualità complessiva del servizio, aumentare la clientela e contrastare il no-show, fenomeno sempre più diffuso e che comporta una perdita economica rilevante per le attività. 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Nel periodo maggio-agosto 2025 - ha aggiunto il presidente Parodi - sono stati fatti 1.245 eventi in tutta Italia che hanno portato 1,8 milioni di spettatori paganti per un incasso di circa 80 milioni di euro. Parliamo di festival con un range tra i mille e i 10mila spettatori". Numerazione Nome Cognome Anni 1 Mario Rossi 34 2 Giuseppe Verdi 42 ⚠️ WARNING L'Agenzia delle Entrate ha anche previsto un servizio che avverte in caso di nuove cartelle esattoriali in emissione. Si chiama Se mi scordo e si può attivare in uno degli sportelli dell'Agenzia o sulla propria area riservata, inserendo il numero di cellulare o l'email per rivedere l'avviso. 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Parliamo di festival con un range tra i mille e i 10mila spettatori". ❌ ERROR "Nel periodo maggio-agosto 2025 - ha aggiunto il presidente Parodi - sono stati fatti 1.245 eventi in tutta Italia che hanno portato 1,8 milioni di spettatori paganti per un incasso di circa 80 milioni di euro. Parliamo di festival con un range tra i mille e i 10mila spettatori. Nel periodo maggio-agosto 2025 - ha aggiunto il presidente Parodi - sono stati fatti 1.245 eventi in tutta Italia che hanno portato 1,8 milioni di spettatori paganti per un incasso di circa 80 milioni di euro. Parliamo di festival con un range tra i mille e i 10mila spettatori". ✅ SUCCESS "Nel periodo maggio-agosto 2025 - ha aggiunto il presidente Parodi - sono stati fatti 1.245 eventi in tutta Italia che hanno portato 1,8 milioni di spettatori paganti per un incasso di circa 80 milioni di euro. Parliamo di festival con un range tra i mille e i 10mila spettatori. Nel periodo maggio-agosto 2025 - ha aggiunto il presidente Parodi - sono stati fatti 1.245 eventi in tutta Italia che hanno portato 1,8 milioni di spettatori paganti per un incasso di circa 80 milioni di euro. Parliamo di festival con un range tra i mille e i 10mila spettatori".

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