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Nota di aggiornamento sulle spese obbligate

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1. Introduzione e quadro macroeconomico

L’esplodere, a fine febbraio, del conflitto in Medio Oriente, al momento ancora non risolto, ha reso anche il 2026 un anno caratterizzato da turbolenze ed incertezze. I timori che si ripetesse quanto accaduto nel 2022-23, dopo l’invasione dell’Ucraina, hanno portato tutti gli analisti a prevedere un forte rallentamento delle economie nel corso dell’anno, con indicazioni, in alcuni casi, di una possibile recessione. Rispetto a queste posizioni, l’Ufficio Studi Confcommercio è rimasto su valutazioni e previsioni meno pessimistiche.

Il nostro Paese, in teoria tra i più fragili, visto l’enorme debito pubblico che limita le possibilità d’azione dei governi, veniva dai più accreditato di una crescita che nella migliore delle ipotesi - rapida risoluzione del conflitto- poteva (a stento) raggiungere il mezzo punto percentuale.

La diffusione nei mesi successivi dei dati reali (relativi per esempio al primo trimestre) ha reso abbastanza evidente come questo scenario non si stia fortunatamente concretizzando, anche se molti osservatori ed analisti fanno fatica ad accettare una realtà diversa.

È presumibile che il susseguirsi negli ultimi anni di eventi particolarmente critici (Covid-19, invasione dell’Ucraina e conseguente crisi energetica e ripresa dell’inflazione, guerra dei dazi solo per citarne alcuni) abbia portato a sviluppare, di volta in volta, correttivi e soluzioni, con risposte che sembrano essere diventate più rapide e efficaci rendendo i sistemi economici più resilienti ed in grado di adattarsi più velocemente alle mutate condizioni.

Nel nostro Paese, la presenza di un contesto produttivo che, seppure a ritmi non eccezionali, continua a mostrare segnali di miglioramento (anche la produzione industriale dopo anni di riduzioni presenta un marginale recupero) ha favorito il permanere di dinamiche positive del mercato del lavoro. L’occupazione si è, infatti, attestata su nuovi massimi (24,3 milioni di occupati) e la disoccupazione, sia nei numeri delle persone in cerca di un lavoro sia del tasso di disoccupazione, è scesa ai minimi. Gran parte del miglioramento registrato nella prima parte del 2026, in linea con quanto rilevato negli anni precedenti, è da attribuirsi alla componente dipendente con contratto a tempo indeterminato a cui, negli ultimi periodi, si sono aggiunti anche gli autonomi. Entrambe queste dinamiche possono essere lette come un indizio di salute del sistema, in quanto, da un lato, imprese più strutturate, in presenza di prospettive ancora favorevoli, assumono personale non temporaneo e, dall’altro, l’avvio di un’attività viene visto come un’opportunità.

I continui progressi sul versante del mercato del lavoro hanno agevolato il recupero del reddito disponibile delle famiglie che, nonostante un’inflazione in ripresa, ma ben lontana dalle dinamiche del 2022-2023, nella media del 2026 dovrebbe registrare una variazione in termini reali dell’1%. C’è da ricordare che tale stima ancora non permette il pieno recupero dei valori pro capite raggiunti nella metà del primo decennio degli anni 2000. Il miglioramento del reddito sostiene i consumi, in quel processo di lento recupero verso i livelli del 2007 iniziato dopo la pandemia, con significativi spunti di ripresa finalmente anche per alcuni segmenti dei durevoli (autovetture).

Elemento che, in una situazione non particolarmente brillante sul versante della domanda estera, sta sostenendo la crescita.

A questo si aggiungono le positive performances del turismo, soprattutto straniero.

Indicare con chiarezza i contenuti di questo miglioramento del turismo in un’ottica di lungo o medio periodo è reso complesso dall’ampliamento del perimetro di rilevazione degli arrivi e delle presenze effettuato dall’Istat a partire da gennaio del 2025. In questi aggregati sono, infatti, oggi ricompresi anche gli arrivi e le presenze presso gli alloggi privati gestiti in forma non imprenditoriale. Includendo anche queste strutture nel 2025 le presenze sono state oltre 535 milioni, al netto 481 milioni.

Se guardiamo ai dati provvisori dei primi cinque mesi del 2026, confrontabili con il 2025, si rileva che nel complesso del periodo gennaio-maggio c’è stata una crescita delle presenze del 4,2%, con andamenti molto positivi a partire da marzo 2026, a indicare come gli impulsi favorevoli rilevati a febbraio non derivassero solo dall’effetto Olimpiadi.

Tab. 1 - Il quadro macroeconomico

v.m.a. % in termini reali

 1996-20072008-20192020-202420252026
PIL1,5-0,41,10,50,9
Importazioni4,80,22,23,62,0
Spesa delle famiglie residenti1,6-0,20,31,01,2
 - Spesa sul territorio economico1,5-0,20,31,01,2
Spesa delle A.P. e ISP1,5-0,31,20,70,3
Investimenti2,7-1,85,33,51,8
Esportazioni3,51,01,51,21,0
Inflazione (IPC)2,41,33,31,52,7

Elaborazioni e stime Ufficio Studi Confcommercio (USC) su dati Istat.

Il quadro generale si presenta, quindi, al momento, sostanzialmente positivo, anche se non vanno trascurati i rischi e le incognite di un autunno meno tonico. Il riaccendersi, a luglio, del conflitto in Medio Oriente rischia, infatti, di alimentare nuovamente l’inflazione che era in rallentamento a giugno e luglio, attraverso i nuovi rialzi dei prezzi degli energetici rendendo più complicato per le famiglie mantenere gli attuali profili di crescita della domanda. Tali effetti potrebbero vedersi negli ultimi mesi dell’anno in corso generando conseguenze negative più sul 2027 che sul 2026.

Alla luce di queste valutazioni, e dei risultati del primo semestre dell’anno, la nostra stima è di una crescita del Pil nel corso del 2026 dello 0,9%, e dei consumi dell’1,2% (tab. 1). Questa valutazione non è la migliore conseguibile, cioè la più ottimistica, in quanto sconta una parte finale dell’anno meno dinamica del primo semestre.

La nostra stima di un’inflazione che, nella media dell’anno, dovrebbe attestarsi al 2,7%, riflette non solo gli andamenti fino a luglio, ma anche un moderato aumento dei prezzi degli energetici nei mesi successivi, in parte controbilanciato dal rientro della dinamica dei prezzi per gli alimentari. Il permanere di tensioni sui petroliferi potrebbe innescare, già da settembre, moderati trasferimenti sui prezzi di altre filiere, soprattutto quelle in cui i costi del trasporto e dell’energia incidono in misura più significativa nella determinazione del prezzo finale.

2. Le spese obbligate

L’aggiornamento al 2026 della scomposizione dei consumi delle famiglie tra spese obbligate e spese commercializzabili[1] è rappresentato dalla figura 1.

Fig. 1 - Spese obbligate e commercializzabili

composizione % in valore

Elaborazioni e previsioni USC su dati Istat.

I dati riportati in questa nota seguono lo schema tradizionale aggiornato, già nel 2025, sulla base delle modifiche intervenute con la pubblicazione della Contabilità nazionale in base 2020[2].

Il recupero della domanda in atto dalla fine dello scorso anno - che vede interessati anche alcuni segmenti di beni durevoli - sembra aver prodotto nel 2026 una cristallizzazione nella distribuzione dei consumi tra obbligati e commercializzabili. Il dato stimato per l’anno in corso, che mantiene la quota indirizzata all’acquisto dei beni e servizi commercializzabili al 58,3% non modifica, nella sostanza, le valutazioni fatte in precedenza sulle dinamiche di lungo periodo. In trent’anni la quota di consumo destinata a sostenere quelle spese da considerarsi obbligate è passata dal 37,0% al 41,7%, comprimendo la parte riservata all’acquisto di quei beni e servizi che appartengono alle libere scelte dei consumatori e che sono legate alle preferenze e agli stili di vita dei singoli individui o famiglie (fig. 1).

Stili di vita che nel corso del tempo hanno subito profonde modifiche rendendo in alcuni casi più sfumato il confine tra spese obbligate e non. Tra questi prodotti e servizi rientra sicuramente una parte dei “tecnologici” (smartphone, tablet, pc e relativi servizi) che progressivamente sono diventati anche strumenti necessari per il lavoro, lo studio e per la fruizione di servizi inclusi tra le spese obbligate (servizi bancari e finanziari, rapporti con la pubblica amministrazione, ecc.).

In linea con i mutamenti intervenuti nel corso degli anni negli stili di vita e nelle preferenze dei consumatori la compressione della quota destinata al consumo di beni e servizi commercializzabili è frutto a sua volta di dinamiche articolate.

Stando alle nostre stime, anche nel 2026 le famiglie confermano la tendenza a cercare di recuperare principalmente quegli spazi destinati all’acquisto dei servizi commercializzabili, che dopo la battuta d’arresto del 2020 e i significativi recuperi degli anni successivi, non sono ancora tornati alla quota del 21,3% raggiunta nel 2019.

Per contro, i beni commercializzabili nel loro complesso dovrebbero vedere, nell’anno in corso, un’ulteriore riduzione dell’incidenza attestandosi al 37,5%.

I dati espressi nella figura 1 sono rappresentativi sia delle quantità sia dei prezzi riflettendo l’evoluzione nel tempo di entrambe le componenti. Alla luce delle diverse dinamiche registrate dai prezzi degli obbligati e dei commercializzabili, appare chiaro che larga parte dell’aumento della quota di spesa destinata alle spese a cui le famiglie non possono rinunciare sia derivata dalla necessità di mantenere i volumi acquistati in presenza di dinamiche dei prezzi progressivamente crescenti (cfr. par.3): cioè l’incremento della quota delle spese obbligate è derivata dall’effetto dei maggiori prezzi al consumo.

Vanno anche considerati gli importanti mutamenti demografici intervenuti nell’arco temporale oggetto d’osservazione. Oltre all’invecchiamento della popolazione (ad oggi oltre il 25% dei residenti ha più di 65 anni) che ne ha mutato le esigenze e le preferenze in materia di consumi, a partire dal 2015 la popolazione ha mostrato una progressiva riduzione (nella media del 2026 il calo rispetto al picco del 2014 dovrebbe approssimarsi a 1,5 milioni).

Per cercare di sterilizzare, sia pure parzialmente, il possibile effetto prezzo e calo demografico sulle dinamiche evidenziate dalla figura 1 si sono riportati i dati a volume (espressi ai prezzi 2026) alla popolazione residente[3] (tab. 2).

I risultati evidenziano con una certa chiarezza come la struttura a valore dei consumi rappresentata nella figura 1, non sia il riflesso puntuale delle dinamiche a volume. In termini complessivi i consumi pro capite espressi ai prezzi del 2026 sono, infatti, aumentati tra il 1995 ed il 2026 in misura più significativa per la componente dei commercializzabili, soprattutto per effetto di quanto accaduto tra il 1995 ed il 2007.

Le differenze tra le dinamiche a valore e a volume ribadiscono ancora una volta il ruolo dei prezzi nel determinare le scelte delle famiglie. Scelte che sono state fatte in un contesto che da quasi 20 anni non conosce una crescita dei volumi acquistati per abitante: solo a cavallo tra il 2025-2026 si tornerà ad una spesa in quantità analoga a quella del 2007.

Analizzando più nel dettaglio le voci riportate nella tabella 2 si conferma anche nel 2026 il ruolo preponderante delle spese per l’abitazione, i cui volumi per abitante ammontano, ai prezzi attuali, a poco più di 5mila e trecento euro l’anno (vale a dire oltre la metà delle spese obbligate in quantità).

Tab. 2 - Consumi obbligati e commercializzabili pro capite

euro 2026 e composizione %

 Valori a prezzi 2026 (euro)Var. ass. 2026 si
19952007201920252026199520192025
Obbligati e affitti imputati9.1989.6859.3369.6219.69349535771
abitazione4.8665.1895.2455.2995.3354709136
sanità58866272778578319556-2
assicurazioni, carburanti, altro2.6092.8102.1472.2802.310-29916330
altro (*)1.1581.0671.2221.1.2561.264105428
Energia, gas e carburanti (**)3.0593.0381.9731.8171.829-1.231-14412
Commercializzabili10.86913.27512.75513.32713.5692.700814242
Beni7.3368.6718.0288.5798.7231.388695144
alimentari (***)3.6533.9133.5503.5173.526-127-2410
Servizi3.4934.5934.7354.7474.8461.35311098
TOTALE CONSUMI19.87722.97522.09722.94723.2613.3841.164314
 
 Composizione % prezzi correnti
1995200721920252026
Obbligati e affitti imputati37,039,741,241,741,7
abitazione18,120,823,323,122,9
sanità3,23,03,63,43,4
assicurazioni, carburanti, altro10,010,89,79,79,9
altro (*)5,75,14,65,45,4
Energia, gas e carburanti (**)9,58,97,57,67,9
Commercializzabili63,060,358,858,358,3
Beni45,140,337,537,837,5
alimentari (***)17,615,114,915,415,2
Servizi17,920,021,320,520,8
TOTALE CONSUMI100,0100,0100,0100,0100,0

nota: i dati espressi a valori concatenati non sono sommabili; il totale dei consumi differisce pertanto dalla somma delle singole aggregazioni; le differenze aumentano nel tempo allontanandosi dall’anno di riferimento; (*) comprende: protezione sociale; servizi finanziari; altri servizi n.a.c.; (**) la voce è un di cui degli obbligati e affitti imputati e include capitoli di spesa già presenti nelle altre disaggregazioni; (***) incluse bevande alcoliche e non alcoliche.
Elaborazioni e previsioni USC su dati Istat.

All’interno delle spese obbligate è importante sottolineare come la riduzione più significativa, in termini reali, abbia interessato la componente energetica, che non si è tradotta in un’analoga compressione della quota a valore a tali consumi destinata. Il dato è frutto, oltre che dei comportamenti delle famiglie che hanno reagito ai prezzi crescenti riducendo i consumi, anche, forse soprattutto, dei progressi tecnologici che hanno permesso di realizzare prodotti sempre più orientati al risparmio energetico.

Sul versante dei beni commercializzabili, nel 2026 il processo di recupero dei volumi acquistati, che negli ultimi anni è stato guidato in buona parte dalle apparecchiature informatiche e per le comunicazioni, favorito anche dalla riduzione dei prezzi relativi, dovrebbe essere sostenuto anche da una parte di quei durevoli le cui spese erano state fortemente compresse nei periodi precedenti.

I dati più recenti non possono far trascurare quanto accaduto nel periodo 1995-2026. Dai dati a volume per abitante presentati nella tabella 2 emergono con chiarezza le tre fasi che si sono succedute. A un primo periodo di progressiva crescita, che termina nel 2007, ha fatto seguito fino al 2019 una fase di decisa riduzione della domanda (oltre 600 euro in meno ai prezzi 2026 per abitante). La caduta realizzata nel periodo è stata recuperata solo nei periodi più recenti. In questo contesto rimane ancora difficile la situazione per gli alimentari, i cui volumi si confermano in progressiva diminuzione, segmento su cui pesano sia le abitudini di vita (maggiori pasti fuori casa e attenzione alla salute) sia l’invecchiamento della popolazione.

Anche per l’anno in corso i miglioramenti più significativi, in termini di variazione percentuale dei volumi, sono attesi per i servizi commercializzabili per i quali si stima una crescita dell’1,9% delle quantità acquistate pari a 98 euro per residente.

3. I prezzi dei consumi obbligati

Come sottolineato in precedenza, i prezzi hanno assunto in tutto il periodo in esame un ruolo fondamentale nel determinare lo spostamento di quote di spesa dai commercializzabili verso gli obbligati.

Nella tabella 3 e nella figura 2 sono rappresentate le dinamiche del deflatore dei consumi degli obbligati e dei beni e servizi commercializzabili nel periodo 1995-2026.

Le dinamiche di lungo periodo, e non solo, fanno emergere ancora una volta come i prezzi dei consumi a cui le famiglie non possono rinunciare si siano mossi ad una velocità nettamente superiore rispetto a quelli dei beni e dei servizi commercializzabili. Tra il 1995 ed il 2026 l’incremento complessivo è stato del 140,8% a fronte di una crescita del 57,4% dei beni commercializzabili e dell’88,4% dei servizi il cui acquisto è da considerarsi una libera scelta delle famiglie.

Tab. 3 - Deflatori dei consumi

 Indice base 1995Variazioni %
 200020072019202520262019-19952026-20192026-1995
Spese obbligate (inclusi fitti imputati)122,4160,8194,1233,0240,894,124,1140,8
Energia, gas e carburanti116,0148,5217,1291,6311,1117,143,3211,1
Beni commercializzabili107,5119,3134,1155,0157,434,117,457,4
Servizi commercializzabili112,2133,7154,9182,2188,454,921,688,4
Totale Consumi113,6136,5158,9187,4192,358,921,092,3

Elaborazioni e previsioni USC su dati Istat.

Tra le spese obbligate continua a spiccare il ruolo degli energetici che hanno visto il deflatore aumentare del 211,1% nel periodo.

Dalla figura 2 emerge anche come in tutte le fasi i prezzi delle spese obbligate siano stati più dinamici, amplificando le spinte inflazionistiche o attenuandone le tendenze al rallentamento.

Per contro, va osservato come i beni commercializzabili abbiano mostrato in tutto il periodo 1995-2026 una dinamica dei prezzi decisamente più contenuta rispetto al dato generale. Ciò ha reso più “conveniente” l’acquisto di alcuni prodotti ed ha permesso negli ultimi anni alle famiglie, pur in presenza di una riduzione delle relative quote, di cercare di recuperare i volumi persi tra il 2007 ed il 2019.

Fig. 2 - Dinamica dei prezzi (deflatori, 1995=100)

Elaborazioni e previsioni USC su dati Istat.

Ovviamente questa sintesi è rappresentativa di dinamiche articolate dei prezzi dei diversi beni che compongono l’aggregato, con alimentare (+101,4%) ed elettronica di consumo (-91,4) che si collocano agli estremi.

Queste differenze nelle dinamiche dei prezzi, più accentuate proprio per quei beni e servizi a cui le famiglie non possono rinunciare, sono tra gli elementi che negli anni, attraverso una percezione dell’inflazione che in alcuni casi è stata superiore alla realtà, hanno condizionato negativamente la fiducia delle famiglie e i loro comportamenti in materia di consumo.

Ed è proprio per il ruolo svolto dall’inflazione dei beni e servizi obbligati nel determinare le scelte delle famiglie che, in una fase in cui vi è il rischio di una ripresa dei prezzi, le nostre valutazioni sulle prospettive a breve e medio termine sull’andamento dei consumi rimangono prudenti.

La nota è stata redatta con le informazioni disponibili al 31 luglio 2026
da Mariano Bella, Silvia Criscuolo e Livia Patrignani.

[1] Categorie e gruppi di spesa che costituiscono gli aggregati dei consumi obbligati e dei consumi commercializzabili:
consumi obbligati e affitti imputati - fitti effettivi, fitti imputati, manutenzione, sicurezza e riparazione dell'abitazione, acqua e altri servizi per l'abitazione, energia elettrica, gas ed altri combustibili, sanità, spese d'esercizio dei mezzi di trasporto esclusi i combustibili, combustibili e lubrificanti, assicurazioni, protezione sociale, servizi finanziari, altri servizi n.a.c.;
consumi commercializzabili - beni: alimentari, bevande alcoliche e non alcoliche, tabacco, vestiario e calzature, mobili elettrodomestici e manutenzione ordinaria della casa, acquisto veicoli, apparecchiature informatiche e di comunicazione, beni durevoli per la ricreazione, altri beni per la ricreazione, beni culturali, fiori, piante ed animali domestici, libri, giornali ed articoli di cancelleria, apparecchi, articoli e prodotti per la cura della persona, effetti personali n.a.c..
servizi: servizi di trasporto passeggeri, servizi di trasporto (consegna merci) e servizi postali, servizi di informazione e comunicazione, software ad esclusione dei giochi, servizi ricreativi e culturali, vacanze tutto compreso, pubblici esercizi, servizi alberghieri ed alloggiativi, barbieri, parrucchieri e saloni e altri servizi per la persona, istruzione, servizi domestici (e di baby-sitter) e per l'igiene della casa.

[2] La prima diffusione delle serie a valori concatenati 2020 è di settembre 2024, i dati utilizzati nel documento sono quelli pubblicati a marzo 2026, nei quali è stata effettuata una significativa revisione dei dati sui consumi del 2024. I consumi sul territorio sono attualmente articolati sulla base della Coicop 2018 a 3 digit: ciò ha comportato rispetto al passato un ampliamento delle funzioni di spesa e in alcuni casi una diversa articolazione (da 12 divisioni a 13 e da 56 a 66 gruppi da noi aggregati a 64 per ragioni d’opportunità).

[3] Come evidenziato in precedenti occasioni, l’utilizzo dei consumi sul territorio, che includono le spese degli stranieri in Italia ed escludono quelle degli italiani all’estero, rapportato alla popolazione residente ha un marginale impatto sui risultati.


Indice

1. Introduzione e quadro macroeconomico2. Le spese obbligate3. I prezzi dei consumi obbligati

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